giovedì 9 marzo 2023

Il mio viaggio a L'Havana (Nota di servizio)


Uno degli aspetti più caratteristici riguardo l’organizzazione dei miei viaggi è che non c’è praticamente nulla di organizzato, ma solo un’idea di fondo di quello che mi piacerebbe fare e di ciò che mi interesserebbe visitare.

 

Ovviamente acquisto per tempo (parliamone...) i biglietti di andata e ritorno e quelli per gli spostamenti fondamentali che possano correre il rischio di esaurirsi, prenoto un posto per dormire nella prima destinazione, ma il resto mi piace stabilirlo day by day, step by step, sul posto, una volta che mi sono fatto un’idea su come stiano realmente le cose lì e su quello che mi va davvero di fare in quel momento (Battà, ti suona familiare?).

 

Va da sé che aborro mughinamente i viaggi organizzati, le gite organizzate in cui ti vogliono vendere le pentole e ti portano nel negozio di tappeti più conveniente della città, dove ti faranno un ulteriore sconto, ma solo per oggi (tipo Poltrone e Sofà, per intenderci) e un po' anche le guide turistiche (quelle in carne ed ossa, intendo, non la Lonely Planet), pur consapevole della loro utilità sociale.

 

Questo viaggio, ovviamente, non fa eccezione. Anzi, ne è la dimostrazione più eclatante, un po’ per necessità (dopo la pandemia, i voli interni sono ripresi, scarsissimi, solo pochi mesi fa, mentre i treni passeggeri si sono praticamente estinti) e un po’ perché non voglio alcun tipo di vincolo (Libertààààà, direbbe Chico – questa non è per tutti). Come si faccia a decidere mesi o anni prima, nel dettaglio, cosa si avrà voglia di fare mesi o anni dopo rimane per me un mistero.

 

Comunque, l’architettura di massima del viaggio è composta da tre parti, non impermeabili tra loro.

 

La prima, quella cittadina, dopo L’Havana mi porterà, domani (data obbligata per via dei voli bisettimanali), a visitare Santiago di Cuba per un paio di giorni.

 

La seconda sarà dedicata ai luoghi della Revolución, e, dopo la visita a Bayamo ed alla Comandacia de la Plata di lunedì (anche questa data obbligata, data la scarsità di stanze nell’hotel (oddio, hotel… più che altro si tratta di qualche bungalow nel pieno della Sierra Maestra), dovrei raggiungere, rigorosamente in bus, Santa Clara, Cienfuegos, Playa Giron (più conosciuta come Baia dei Porci) e poi di nuovo Santa Clara (l’ordine degli fattori è ancora in fase di elaborazione, ma non dovrebbe modificare il risultato). Rimangono da inserire alcune possibili integrazioni o variazioni, tipo Trinidad e Viñales, ma vanno incastrate in uno schema spazio-temporale dominato dalla variabile Viazul (che, più semplicemente, significa che dipende dagli orari e dalla frequenza dei bus e da dove mi troverò quando dovrò decidere). Vedremo.

 

La terza ed ultima parte, prima di rientrare a L’Havana per il viaggio di ritorno (sempre che decida di ritornare…), sarà quella turistica, con un paio di giorni con le… i piedi (avrei voluto scrivere altro, ma i miei czz di filtri non me lo permettono) a mollo nel mare di Varadero sorseggiando Piña Colada (lo so, fa molto anni ’80 ma rende benissimo l’idea) ed un paio di giri sul locale campo da golf. In fondo, sono sempre un golfista (se, va bè) in vacanza ai Caraibi, pev dindivindina

 

Sì, lo so… “dove sono finite tutte le pippe sulla rivoluzione, e Che Guevara, El pueblo unido?”

 

Si potrebbe parlare a lungo del fatto il turismo, in ogni sua forma, è una delle poche forme di sostentamento del Paese, ma anche sticazzi.


Do I contradict myself?

Very well, then I contradict myself,

I am large, I contain multitudes.

(Song of myself – Walt Whitman).


martedì 7 marzo 2023

Il mio viaggio a L'Havana (Day 1)

 Piccola premessa: non sono un influencer o una guida turistica, quindi non devo e non voglio convincere nessuno di qualcosa. Questo vuole essere solo un diario di viaggio, il mio diario di viaggio, nel quale scrivere come voglio quello che voglio, senza troppi filtri e seghe mentali o le mie solite 1000 revisioni del testo da perenne insoddisfatto. 

Il diario di un viaggio sognato per trent’anni e rinviato più volte per le ragioni più disparate: opportunità, possibilità, pigrizia e, da ultimo, la pandemia, che mi ha fermato quando avevo quasi un piede in aeroporto.

 

Nel frattempo, da quei primi anni ’90 ad oggi, è cambiato tutto.

 

È cambiato il mondo, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la trasformazione della Russia in una oligarchia energetica (quando si dice la legge del contrappasso) guidata da un padre-padrone che la governa con i metodi acquisiti nella sua precedente attività (qualcuno lo definisce un mix tra Nicola II e Stalin, non sbagliando di molto), e la Cina in cui vige ormai da anni una sorta di comunismo capitalista, che ha trasformato un ossimoro in un sistema economico che (un po’ ad intermittenza) le garantisce una crescita che pare inarrestabile.

 

E’ cambiata l’Europa, con molti paesi dell’ex “blocco sovietico” che sono divenuti delle democrazie (o presunte tali), l’Europa orientale trasformata nell’ennesimo “giardino di casa” (anche se backyard rende meglio l’idea di barbecue, camicie a fiori e Budweiser) degli Stati Uniti ed i partiti comunisti riciclatisi in partiti socialdemocratici piuttosto sbiaditi (quando va bene) o in accozzaglie democristiane pseudo-progressiste come nel caso dell’Italia (se a quel tempo avessi pensato che quanto nato alla Bolognina sulle ceneri del PCI sarebbe finito nelle mani di Renzi, mi sarei dato del matto del solo).

 

È cambiata Cuba, con la morte di Fidel Castro e l’abbandono della guida del Paese da parte del fratello Raul, e gli echi della Revolution sempre più flebili e lontani.

 

Soprattutto sono cambiato io: il ragazzo poco più che ventenne, pieno di energie ed ideali che voleva scoprire il mondo, ha lasciato il posto ad un uomo poco più che cinquantenne piuttosto stanco, acciaccato e disilluso, con due (splendide) mogli, due (meravigliosi) figli e qualche scimmia sulle spalle.

 

L’unica cosa che non è cambiata è questo cazzo di piratesco (cit.) e criminale bloqueo.

 

Ok, basta pistolotti, promesso (se, va be’).

 

P.S. Il budget per questo viaggio è il regalo dei miei amici per il mio 50° compleanno, ideato ed organizzato (il regalo, non il viaggio) da mia moglie. Sì, lo so cosa qual è la prima cosa che viene in mente, ma la risposta è molto semplice: ho degli ottimi amici ed una moglie splendida (l’avevo detto, no?!).

 

 

Data astrale 632023 (day 1)

Roma-Parigi-L’Havana

 

Quello che avrei dovuto prendere il 14 marzo 2020 sarebbe stato uno degli ultimi voli diretti Roma-L’Havana operato da Alitalia, che aveva programmato di chiudere la rotta alla fine di quello stesso mese. Poi la pandemia, Alitalia ha definitivamente (?) chiuso i battenti, ITA non sa né cosa fare da grande e né se ci diventerà mai, sta di fatto che per volare a Cuba bisogna fare scalo.

 

Dopo una rapida cernita, circa sei o sette mesi fa ho comperato il biglietto per un volo Air France via Parigi in Premium economy (1.400 euro circa); qualche tempo dopo, girovagando in rete, la notizia che non ti aspetti (e che Alitalia, o la società che per essa gestisce il programma Millemiglia, si era ben guardata dal diffondere): i punti Millemiglia si possono nuovamente utilizzare per l’acquisto di voli Air France!

 

Che botta di culo. E chi te manna??

 

Va bè, per farla breve, ho annullato il volo in Premium economy, completamente rimborsato, e, con i punti che avevo accumulato prima della dipartita di Alitalia, ho acquistato un biglietto in Business class alla stratosferica cifra di… 400 euro.

 

Ergo, non solo si viaggia in Business, ma con i soldi risparmiati mi ci pago praticamente l’intera vacanza! L’unico inconveniente è stato quello di dover rinviare il rientro di 3 giorni, ma è un sacrificio che si può sopportare…

 

Insomma, nella vita ci vuole anche un po’ di culo.

 

Nei viaggi a medio raggio, la differenza fondamentale tra la classe Economy e la Business la noti al momento del pasto: invece delle stoviglie in plastica e dei tovaglioli di carta, in Business i piatti sono fatti di piatto, le posate di posata, i bicchieri di bicchiere ed i tovaglioli di tovagliolo, la qualità del cibo è decisamente superiore, e gli assistenti di volo, (generalmente) già gentili di loro, sono ancor più cortesi ed attenti. Piccolo appunto per Air France: non c’è la possibilità di scelta dei menù, quindi, se sei vegetariano, mangi quello che puoi ed il resto lo rimandi indietro (cosa che io odio con tutte le mie forze).

 

Il discorso cambia radicalmente quando si parla di voli a lunga percorrenza, dove l’accoglienza e l’attenzione verso il passeggero sono veramente al top, ma la vera differenza la fa lo spazio a disposizione ed il confort di viaggio: sedile che si sdraia completamente e si trasforma in letto (credo che al ritorno mi farò uno quei sonni…), schermo grande dove poter vedere un gran numero di film (credo ce ne saranno stati almeno una trentina, quasi tutti piuttosto recenti), cuffie on ear di ottima qualità che isolano completamente dai rumori esterni, molti spazi per riporre le proprie cose.

 

Come dicevo, anche qui l’attenzione ai particolari ed alla soddisfazione del passeggero non mancano (Champagne di benvenuto, Champagne dopo il decollo, Champagne quando vuoi, etc) e la cena è stata davvero di buon livello, annaffiata con ottimi vini (francesi, ca fa sans dire). A differenza del Roma-Parigi, qui c’era la possibilità di scelta tra diversi menù (dal Kosher all’indiano, dal menù per celiaci a quello senza lattosio, dal vegano all’onnivoro), salvo poi ritrovarsi del sashimi di salmone nel menù vegetariano e sentirsi rispondere che non avevano a disposizione un antipasto vegetariano, quindi… niente antipasto. Un po’ una caduta di stile, ma sopravviveremo.

 

Tra i due voli, una menzione particolare la merita la Lounge Air France dell’aeroporto di Parigi: un luogo talmente accogliente che ci sarei rimasto tutto il giorno (e infatti stavo per perdere il volo per L’Havana): cibi di ogni tipo, bevande, vini e liquori a non finire, che saranno di grande aiuto quando, nel viaggio di ritorno, dovrò passarci tipo 8 ore.

 

Tornando al volo, dopo una decina di ore, 3 film ed una buona quantità di alcool ingurgitata, ecco spuntare dal nulla La isla maravillosa y rebelde.

 

La prima cosa che ho notato e che mi ha provocato un piccolo tuffo al cuore è stata che l’isola era buia, maledettamente buia, abituato come sono a volare di notte sopra l’Italia, con città ben illuminate che si susseguono senza soluzione di continuità a formare uno spettacolo meraviglioso.

 

In aeroporto le varie trafile burocratiche si sono svolte senza problemi e piuttosto velocemente, ed appena uscito ho trovato ad aspettarmi l’autista mandato da Yurgen, il padrone dalla casa particular dove alloggerò per i prossimi 4 giorni, che mi ha portato in città con la sua auto.

 

Ecco, le auto. Penso che sulle automobili che circolano a Cuba si potrebbe scrivere un libro, e se mi andrà gli dedicherò un po’ di spazio nei prossimi giorni, però nel vederle nel parcheggio dell’aeroporto e lungo la strada per L’Havana ho riprovato la stessa sensazione già provata osservando il buio dell’isola. Non so con precisione quale, ma era la stessa.

 

Va bè, come primo giorno credo possa bastare, il resto nelle prossime puntate, sempre su questi schermi.

P.S. Non so se sia colpa delle restrizioni, della linea internet o della mia quasi totale incapacità, aggravata dal fatto che non scrivo su questo blog da 10 anni, ma in questo momento non riesco a caricare le immagini. Tenterò di risolvere in qualche modo, oppure bisognerà accontentarsi dello scritto.

lunedì 28 aprile 2014

Sport, divertimento, solidarietà: Il Trofeo Master37 2014

Nel 1978, alle Hawaii, da una scommessa tra 3 marines Americani che, forse (probabilmente) un po' alticci, si prendevano in giro parlando di quale fosse la gara più dura tra la "Waikiki Roughwater" (2,4 miglia di nuoto), la "Around Oahu Bike Race" (112 miglia in bici) e la "Honololu marathon" (26,6 miglia di corsa), nasceva il Triathlon - o, meglio, nasceva l'idea del primo Ironman della storia - folle sintesi delle tre gare oggetto della contesa alcoolica.

Questa storia, per quanto suggestiva, impallidisce al cospetto delle nobili e ben più leggendarie origini del prestigioso "Trofeo MASTER37", nato dalle prese per il culo in giro di due rincoglioniti laziali, al secolo Master runner e Stefanolacarastrong (per saperne di più www.stefanolacara.com/2012/10/le-cazzate-di-master-ovvero-37kmh-al.html)

La prima edizione del Trofeo, tenutasi lo scorso 22 settembre sull'Istmo di Foce Varano (FG)  in occasione del Varano Lake Tri 2013, ha visto la vittoria proprio di Gianluca "Maste Runner", che ha percorso i 10.700 metri del rettilineo finale ad una media di 35,5 km/h (potete vedere una sua foto qui accanto, con indosso uno dei prestigiosissimi premi messi in palio dall'organizzazione).

Ed ora, ecco l'annuncio che tutto il mondo della triplice attendeva con ansia: la seconda edizione del "Trofeo Master37" si svolgerà il prossimo 1° giugno, in occasione dell'Ironman 70.3 di Pescara, sulla fettuccia che riporterà i concorrenti verso la T2 (qui troverete il segmento Strava: www.strava.com/segments/7027874).


Come avrete compreso, anche questa - sia pur importantissima - kermesse non può sfuggire al più puro Zona Cambio style, fatto di sano agonismo, un pizzico di competizione, una manciata di cazzeggio e tanta, tanta allegria, alla quale, in queste occasioni, si unisce anche la solidarietà.

Infatti, come già avvenuto lo scorso anno, l'intero ricavato verrà devoluto in beneficenza ad una Onlus (reale...) che, per questa seconda edizione, sarà l'associazione A.F.O.M.A "Sasso nello stagno" di Crotone (http://afoma-com2.webnode.it) che si occupa di fornire assistenza a giovani ed adulti diversamente abili.

Tra le diverse iniziative intraprese, dal gennaio del 2013 l'associazione porta avanti un progetto denominato DALILA (Disabili a Lavoro per L'Integrazione e L'Aggregazione). Tale progetto si svolge presso la Casa Dalila (che, peraltro, necessita di arredi e suppellettili), coinvolgendo 20 ragazzi diversamente abili, impegnati in laboratori destinati alla trasformazione di prodotti agro-alimentari e nella produzione di oggetti di artigianato.

Proprio da questi laboratori arriveranno alcuni dei premi destinati ai vincitori (maschile e femminile) del "Trofeo Master37": un fantastico cesto di prodotti agro-alimentari ed artigianali, realizzati appositamente per l'occasione!!!


Allora, cosa aspettate ad iscrivervi? Non lasciatevi sfuggire l'opportunità di fare del bene divertendovi e, non da ultimo, di poter prendere per il culo per un anno intero gli amici e/o i compagni di squadra ai quali avrete "dato la paga", bevendo alla faccia loro - o, meglio ancora, insieme a loro - un ottimo Limoncello DALILA.

Le modalità di adesione sono semplicissime: basterà essere iscritti all'Ironman 70.3 di Pescara, segnalare il vostro nominativo sull'apposito topic pubblicato sul Forum di Zona Cambio (http://www.zonacambio.com/forum), versare un piccolo contributo di almeno 5 euro - direttamente sul Conto Corrente dell'Associazione A.F.O.M.A. (Iban  IT27T0525622210000000884154 intestato a Associazione Famiglie Ospiti Marianna Agostino) oppure personalmente ai ragazzi di Zona Cambio a Pescara -, caricare entro l'8 giugno su Strava (http://www.strava.com/) il file della vostra performance, ed il gioco sarà fatto.

Nessun giudice, nessuna giuria, solo sport, divertimento e solidarietà Zona Cambio style!!! 

Iscrivetevi, fate iscrivere i vostri amici ed i compagni di squadra e... A TUTTA. Dajeeee!!!! 

Per qualsiasi informazione, fate pure riferimento al Forum di Zona Cambio.







domenica 13 aprile 2014

Roma - Terni. Uscita di ultracycling solitaria in gruppo.

Preso atto che questo è un non-blog, poichè non viene costantemente e repentinamente aggiornato, con la mia solita settimanella di ritardo, vi racconto la mia prima esperienza di Ultracycling di sabato scorso

In origine sarebbe dovuta essere un'uscita di gruppo, nella quale Strong avrebbe dovuto pagare una scommessa legata alla Maratona di Roma e tutti gli altri avrebbero potuto spararsi la propria dose giornaliera di chilometri in compagnia, ma poi...

...poi venerdì forse piove ma sabato è brutto quindi pedalerò domenica ma io domenica non posso allora pedalerò sabato quando c'è il pranzo di Daniela a Terni e Master e Marco dicono allora andiamo a Rieti poi tu prosegui per Terni però sabato forse potrebbe piovere quindi Master esce domenica e Marco è stato male tutta la settimana e Tedde ha preso le ferie per venerdì barattandole con una notte e Edo deve pedalare per 6 ore tutto ovviamente senza l'ombra di una virgola.... 

Ergo, sabato scorso di buon'ora (alle 9, per intenderci, con 1 ora di ritardo sull'orario previsto) monto sulla fida Slice TT e parto alla volta di Terni, dove Anto, Picchio e Dita mi raggiungeranno in auto. Un buon modo per conciliare allenamenti, vita familiare ed ottima compagnia di amici.

Date le défaillance di cui sopra, organizzo un gruppo tanto eterogeneo quanto affiatato, composto da me, Vasco, Francesco G., Francesco D.G., Fiorella, il Califfo, Tiziano, Fabrizio, Giuliano, Fabri, Lorenzo, Renato, Antonello e qualche altro che al momento mi sfugge; le indicazioni sono chiare: "Ragazzi, dividiamoci i compiti: io mi metto davanti a tirare, voi vi alternate a cantare. Nessuno molla, si parte e si arriva insieme!".

Per la merenda durante il viaggio, ho preparato un magnifico cestino composto da 3 barrette (una alla cioccolata, una alla banana ed una al... boh) e 2 gel (uno all'arancia ed uno al gusto Cola con caffeina), 1 borraccia di acqua ed 1 di sali minerali, con l'intento di testare l'alimentazione che userò nelle gare durante la stagione ormai alle porte. Il programma è di mangiare una barretta ogni 30 km ed ingurgitare un gel ogni 50, e vedere come va.

Play, Start. La tecnologia è avviata, si parte. La strada scelta per raggiungere Terni è la via Flaminia (tante volte percorsa, in una vita precedente, sulle due ruote, ma in quel caso spinte da 140 cavalli e non da un somaro zoppo, come in questa occasione), quindi dovrò attraversare completamente Roma, spaccandola in due come una una mela.

Dopo 24 km, 180 semafori, sampietrini, donne al volante, buche ed ogni altro pericolo urbano, arrivo finalmente a Ponte Milvio, dove imbocco la pista ciclabile; guardo per la prima volta il Garmin: è già trascorsa quasi un'ora dalla partenza, media 25,3 km/h. Un po' bassa, ma in città ci sta. Per qualche chilometro abbandono i rumori del traffico, e mi sembra quasi di aver attraversato qualche strano varco che mi catapulta in un'altra dimensione: intorno a me solo campi sportivi, prati, Albachiara, un parco con tanto di laghetto, qualche podista, Il sociale e l'antisociale, diversi ciclisti a passeggio, Baratto. Quante magnifiche sorprese riserva Roma...

Puntuale come un cucù napoletano, al 32° km parte la prima barretta: non ho una gran voglia di mangiare, ma i programmi vanno rispettati (!). Appena il tempo di finire e, al 34° km, lascio la ciclabile e mi tuffo sulla Flaminia: Prima Porta, sali scendi sali, scendi, sali scendi, pedala, pedala, pedala...

Al 60°km, superato Rignano Flaminio, decido di fermarmi per una sosta-bar: Coca cola mini e seconda barretta il menù del giorno (ma ne approfitto per "rubare" anche un paio di tartine dal bancone degli aperitivi) poi faccio per rimontare in sella e... maddaicazzo!!! il contenitore del kit antiforatura è volato via dal portaborracce posteriore, nonostante lo avessi assicurato con un elastico aggiuntivo... Non ci posso credere! Ultima ancora di salvezza la bomboletta di gonfia e ripara, ma spero davvero di non bucare, altrimenti saranno guai certi.

Dopo 2 ore e mezza dalla partenza, riprendo la via di Terni: "2 ore e mezza... sono a metà strada... mi sa che oggi si fa tardi...".

Pedalo, pedalo, pedalo, su e giù, giù e su... a Civita Castellana supero il distributore Agip che segnava il giro di boa ai tempi delle scorribande motociclistiche, e da lì in poi è tutto terreno sconosciuto per me: Magliano Sabina, Castellaccio, Otricoli... (Otricoli? Cazzo che muro... ed il Garmin segna pendenza al -3%... prodigi della tecnologia). La strada diventa impegnativa, con salite lunghe alternate ad impennate decise che non ti lasciano mai il tempo di rifiatare e di far riposare un po' i muscoli, ormai decisamente provati. Grazie, Lorenzo, per il tuo antidolorifico magnifico.

90° km, giù la terza barretta, poi sali, sali, sali ed a Narni (100 km) anche il primo gel (al 50° era saltato). La fatica è davvero tanta, ma mi viene in aiuto Tiziano: "E' assurdo pensare che giunti a un traguardo, neanche ci arrivi e diventa un ricordo...". In effetti, pensandoci, è proprio così: non importa quanta fatica fai e quante volte ti ripeti "mai più", dopo aver raggiunto il tuo traguardo, tutto diventa presto un ricordo, lasciandoti solo la voglia di ricominciare. Un po' una maledizione, un po' una droga...

Da Narni, finalmente, inizia la discesa verso Narni Scalo. "Finalmente!". Mi fermo per mettere la mantellina antivento, inizio a scendere, esco dalla vallata e... no, dai, macheccazzo!!! Vento contrario. Tocca pedalà pure in discesa, per fare un minimo di velocità. Mi danno una mano i Modà, sempre presenti nel momento del bisogno...

Da Narni scalo a Terni è praticamente tutta pianeggiante, ma il vento non molla un attimo. Cade anche qualche goccia di pioggia, ma per fortuna è solo un falso allarme. La fatica si fa sentire, ma oramai ci sono e do fondo alle ultime forze residue. "Pedala, pedala"... Frankie mi dice quello che devo fare, ed io lo faccio...

Alle porte di Terni seconda sosta bar: altra Coca cola mini, rifornimento borraccia e secondo gel: magari non serve a nulla, ma sono davvero esausto ed ogni grammo di energia è prezioso.

Finalmente arrivo all'acciaieria dopo aver percorso 126,8 km in 5h03', a 25,3 km/h di velocità media e con 1.308 mt di dislivello positivo (Strava su IPhone dava 1.615, soliti misteri della tecnologia).

Da  quel momento in poi la giornata cambia radicalmente volto: cosa c'è di più rigenerante di un delizioso pranzetto (senza carne, grazie Dani) con la tua famiglia ed i tuoi amici? (cioè, ehm, qualcosa ci sarebbe... ma lasciamo stare...)

La giornata sportiva mi ha consegnato alcune certezze (di cui ovviamente farò tesoro per il futuro, ma anche no):

1 - Aveva Ragione Manzik a sconsigliarmi l'uso del portaborracce posteriore
2 - Ha assolutamente ragione Edo Romanomendio a dirmi che non è una questione di ruote ma di gambe
3 - Ho avuto ragione io a non arrendermi al pessimismo del meteo.
4 - Le lunghe distanze non fanno per me...
5 - Il 39-26 è decisamente troppo duro (per me) per affrontare salite impegnative, quindi dovrò apportare qualche modifica alla Slice
6 - La testa inizia a tenere
7 - Non lo farò mai più
8 - La prossima volta andrà meglio
9 - Se io avessi previsto tutto questo, forse fari lo stesso...

Comunque sia, mai pedalato per tanti km, mai stato 5 ore consecutive in sella: sabato, in fondo, mi sono sentito un po' Omar Di Felice  anche io (con rispetto parlando). Superare i propri limiti in bicicletta ti fa sentire un po' più conquistatore e un po' meno stronzo. Grazie, Califfo, grazie sempre...



lunedì 24 marzo 2014

eMMe come Maratona di Roma 2014.


"Prendi una donna, trattala male,
lascia che ti aspetti per ore,
non farti vivo e quando la chiami
fallo come fosse un favore
fa sentire che è poco importante,
dosa bene amore e crudeltà,
cerca di essere un tenero amante
ma fuori dal letto nessuna pietà.

E allora si vedrai che t'amerà
chi è meno amato più amore ti dà,
e allora si vedrai che t'amerà
chi meno ama è il più forte si sa
"


In fondo è così: a volte, per conquistare una donna, puoi trattarla con sufficienza, con distacco, al limite anche un po' male. Puoi persino far finta di mancarle di rispetto, se credi che sia quello che lei vuole. In alcuni casi funziona, in altri no...

Ma una Regina no, con lei non te lo puoi permettere. Devi rispettare il suo rango, il suo lignaggio, le sue nobili origini ed i suoi modi regali. Perchè se è una Regina, un motivo ci sarà pure. Perchè, se non lo fai, se non la rispetti, nel migliore dei casi ti respinge, altrimenti ti punisce, ti umilia. Se non lo fai, non puoi che uscirne sconfitto.

Domenica, inutile negarlo, ho affrontato la distanza Regina, la Maratona, senza il dovuto rispetto, e lei mi ha respinto, punito, umiliato e sconfitto.

Non l'ho rispettata allenandomi come avrei dovuto. Le ho mancato di rispetto partecipando ad una gara da 4 ore e mezza solo otto giorni prima di presentarmi al suo cospetto e poi non facendo abbastanza per recuperare le energie spese. L'ho sfidata alla pari, partendo ad un ritmo superiore alle mie reali possibilità, con la supponenza di chi la sa lunga, nonostante fosse la mia prima volta.

E, come spesso accade, la prima volta è durata troppo poco: 26 km invece di 42, 2 ore e 11 minuti invece di 3 ore e 30, e la mia corsa si poteva dire conclusa. Il nervo sciatico ha alzato la voce, i piedi hanno iniziato a risentire dello sfregamento dei calzini inzuppati dai forti scrosci di pioggia,  formando dolorose vesciche per difendersi.

Ogni impatto col terreno una piccola stilettata, ogni tentativo di spinta un segnale d'allarme, con la gamba sinistra che a volte rifiutava l'input e mancava di sostenermi; poi l'appoggio dei piedi che si è spostato sempre più verso l'esterno, con l'ovvia conseguenza di squilibrare tutta la dinamica del gesto meccanico, a danno di ginocchia ed anche, ha dato il colpo di grazia ad ogni velleità corsaiola.

E no, caro Barney, sei partito per fottere, ma sei rimasto fottuto. Avresti voluto conquistare la Regina, ma, come avrebbe detto il Califfo, "tu nun sei 'n conquistatore, sei 'no stronzo". Uno stronzo destinato a rimanere lì, sull'uscio tra mediocrità ed eccellenza, senza mai riuscire a varcarlo. Perchè "il prezzo dell'eccellenza è la disciplina, il costo della mediocrità è il fallimento" (cit.), e finchè non imparerai la disciplina, sarai destinato al fallimento.

E così, su quell'uscio, al 26° chilometro, è finita la mia "gara". Ma non la mia Maratona, quella andava portata a termine, lo avevo promesso.

Poco importa se per fare gli ultimi 15 km ho impiegato quasi quanto per fare i primi 25, se le energie mi hanno definitivamente abbandonato ad 8 km dall'arrivo e se a tratti ho camminato "strascicando" i piedi, se ad ogni passo sui sampietrini le fitte mi arrivavano dritte al cervello: volevo la Medaglia della Maratona, e me la sono andata a prendere.

Perchè mi ero ripromesso di dedicarla Mattia "Guzzino" e a Mauro Macci, che lottano, ogni giorno, per poter iniziare o per tornare a Muovere qualche passo. Ed io che ho la possibilità di correre, non potevo certo Mollare.

Quindi non posso che ringraziarvi, perchè senza di voi non ce l'avrei fatta: la Medaglia è vostra. Quel Metallo che racconta il coraggio dei Gladiatori nel Colosseo, la forza delle gesta di Migliaia di atlete ed atleti, io l'ho conquistata, ma voi la Meritate certamente più me.
E poi il mio premio più grande l'ho trovato una volta arrivato a casa: un ottimo Tiramisù con dedica ed un rarissimo bacio della piccola Dita ristorano il corpo e l'anima da ogni sofferenza, sportiva e non.

Che fantastica storia è la vita...

P.S. A proposito di eMMe e di coraggio, la scorsa settimana si è trasferito a Miami Metello, amico da sempre, amico di sempre, con sua Moglie e suo figlio Massimo. Fatti dire pubblicamente una cosa: potrò anche compiere o aver compiuto imprese un po' estreme e fare un lavoro non proprio da impiegato del catasto, ma è chiaro che non avrò mai il tuo coraggio. Buen viaje anche a te, fratello, e chissà che a gennaio non venga lì a tentare la mia personale rivincita con la Regina. Mai dire Mai.


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